FIGISC: LA SPECULAZIONE SUI PREZZI? STA NEI MERCATI FINANZIARI INTERNAZIONALI
COMUNICATO STAMPA FIGISC 06.03.2026
Strumentale e fuorviante cercare le speculazioni al livello degli scenari locali, che, invece, pagano, giù giù sino alla rete distributiva, lo scotto agli speculatori a monte del mercato nostrano, al lucro dei “premi di rischio” o “premi di guerra”, incassati sul mercato cartaceo dei futures del greggio e dei raffinati nello scenario internazionale a ogni segno di crisi
Dalla chiusura mercato di venerdì 27/02 alla chiusura di mercato di giovedì 05/03 (a mercati chiusi nel week end) il Platt’s benzina é aumentato da 0,464 a 0,564 €/lt, ossia di +0,100, pari a +0,112 ivato; quello del gasolio da 0,546 a 0,809, ossia di +0,263 €/litro, pari a +0,321 ivato e bisognerà attendere domani per sapere a quali entità chiuderanno i mercati di oggi, a fronte di margini lordi industriali (“lordi” ossia con tutti costi del sistema distributivo) nella settimana 23/02-01/03/26 attorno a 0,215 €/lt.
A fronte di ciò, fino a ieri prezzi alla pompa sono aumentati tra +0,067 e +0,072 per la benzina (a seconda delle modalità di vendita) e tra +0,135 e +0,144 €/lt per il gasolio, quindi meno degli aumenti dei raffinati.
Nei primi cinque giorni dopo lo scoppio della guerra Russia-Ucraina nel 2022 i prodotti raffinati subirono variazioni di +6,48 % per la benzina (contro l’attuale +19,24 %) e di +16,30 % per il gasolio (contro il presente +49,20 %): questa crisi, almeno in questa prima fase, è peggiore di quella.
Già lunedì in giornata il greggio era aumentato di un +10,0 % e il raffinato gasolio del 19,9 % e le quotazioni continuavano a salire oltre: difficile, in tale situazione, vedere, sin dal primo momento, qualcosa di diverso da un traumatico trend in ascesa, tutt’altro che “divinato” nella sfera di cristallo per lucrare su “ipotetici” aumenti delle quotazioni per rialzare i prezzi alla rete.
La complessità ed incertezza sulla durata della guerra, le complicazioni delle restrizioni al libero traffico del trasporto dei prodotti (Hormuz), unite al fatto di dipendere da raffinatori esteri – avendo mandato a ramengo la nostra raffinazione per i noti assunti ambientali –, ossia di avere disponibilità di prodotto raffinato, a loro volta turbano lo scenario per i prossimi tempi avvenire.
Una questione su cui in questi giorni sono state imbastite teorie sulla speculazione è quella delle riserve petrolifere (ossia petrolio disponibile e non acquistato “sull’unghia”). Le scorte (la cui misura è fissata dal DM MASE 09.05.2025), tuttavia, hanno finalità diverse, atte a scongiurare i blocchi di mobilità, come specificato dalla Direttiva 2009/119/CE del 14.09.2009: “Affinché gli Stati membri possano reagire con rapidità a casi di particolare urgenza o a crisi locali potrebbe essere opportuno consentire loro di usare parte delle loro scorte in tali situazioni. Non rientrerebbero in tali casi di urgenza o crisi locali situazioni derivanti dall’andamento del prezzo del petrolio greggio e dei prodotti petroliferi”.
E se tali scorte avrebbero dovuto evitare gli aumenti, si ricorda che il petrolio non va nel serbatoio: Il petrolio comprato in un tempo X va raffinato e venduto come tale in un tempo Y, tenendo conto delle volatilità di prezzi in aumento o discesa in tale intervallo di tempo e dei costi di raffinazione, e le raffinerie si tutelano da queste volatilità con strumenti di natura finanziaria (crack spread).
Le teorie sulla speculazione, pertanto, bene farebbero a puntare il dito verso la luna: ossia sugli speculatori a monte del mercato nostrano: ossia sul lucro dei “premi di rischio” incassati sul mercato cartaceo dei futures del greggio e dei raffinati nello scenario internazionale a ogni segno di crisi.
Ciò che si riversa sui mercati locali e giù giù sino alla rete distributiva altro non è che l’impatto di tali speculazioni e individuarne i responsabili nei “biechi” petrolieri di casa ovvero nei gestori “furbetti”, se pur comprensibile come disinformata reazione di “pancia” che coglie noi tutti in questo momento a fronte di un ulteriore salasso economico, è non solo totalmente fuorviante, ma anche disinformante, improntato alla caccia alle ipotetiche streghe “nostrane”, pur sapendo che le streghe vere sono ingestibili ed inattaccabili perché stanno a livelli sui quali governi, GdF, Mister Prezzi e quant’altri, associazioni consumatori e infine gestori, non influiscono minimamente.
Ove questo shock dovesse peggiorare e protrarsi, difficile pensare di ricorrere a strumenti come la “sterilizzazione” dell’IVA, necessitando misure ben più efficaci (riduzione delle accise come nel 2022) per assorbirne l’impatto, con tutto ciò che questo significherebbe – affiancandosi inoltre il problema del gas e dell’elettricità – in termini di pressione sui delicati e risicati equilibri di finanza pubblica.

