OK, ACCISE RIDOTTE. MA LE DINAMICHE DEL MERCATO INTERNAZIONALE ERODONO LO SCONTO
Salutata con momentaneo e fugace sollievo la riduzione dell’accisa – peraltro in via di attuazione pratica perché non basta schiacciare un pulsante e tutto il sistema distributivo si adegua in millisecondi, specie se si fanno i decreti di notte con decorrenza dalle ore 00:00 dello stesso giorno -, la misura va vista nella sua durata, per il momento del tutto provvisoria e sperimentale e destinata a spirare, salvo proroga, subito finite le festività pasquali.
Non discutiamo se sia stata una misura sufficiente: facciamo conti con vincoli di bilancio e con una infrazione per sforamento dei parametri europei di un decimo di punto. E non diamo neppure credito a chi parla di provvedimento tardivo: in realtà è stato leggermente più celere della famosa riduzione del Decreto Ucraina del 2022, ossia emanato con qualche giornata di anticipo rispetto a quello appena citato.
Osserviamo quanto successo dallo scoppio di questa guerra: la quotazione del greggio Brent dalla mezzanotte di domenica 1° marzo alle ore 18:00 di oggi, 19 marzo, è cresciuta del +50,39 % da 72,87 a 109,59 $/barile, la quotazione sul future del raffinato benzina è salita del +37,45 % da 2,29 a 3,14 $/gallone, infine quella del gasolio ha preso un +75,04 % da 752,75 a 1.317,62 $/tonnellata, dati che cambiano momento per momento.
Se quelle citate sopra nel grafico sono rilevazioni di variazioni orarie, su base giornaliera, dall’inizio di marzo al 18, il raffinato benzina passa da 0,464 €/lt a 0,728, con un aumento ivato (é una componente del prezzo imponibile IVA) pari a +0,323 €/lt, mentre il raffinato gasolio sale da 0,546 €/lt a 0,972, con un incremento ivato di +0,525.
Le variazioni giornaliere ivate delle quotazioni dei raffinati – come da tabella – hanno un ordine medio di +0,025 €/lt per la benzina e di +0,040 €/lt per il gasolio (media calcolata sui giorni lavorativi, perché nel week end i mercati sono chiusi).
Se non vi fossero evoluzioni positive sul fronte bellico e la dinamiche dei mercati continuassero con l’intensità media degli aumenti notata dall’inizio di marzo a oggi, ossia, in parole semplici, se gli aumenti del greggio e dei raffinati dovessero perseverare col ritmo finora osservato, lo sconto di accisa+IVA, pari a 0,244 €/lt verrebbero azzerati in meno di dieci giorni per la benzina e circa in sei giorni per il gasolio.
Quanto sia possibile, con i vincoli di bilancio – per i quali servirebbe un’intesa comunitaria per una moratoria temporanea sui parametri – competere con il rally del mercato sulla pista della riduzione di accisa: proprio questo è il vero limite inquietante di tutta questa pur lodevole manovra.





