GUERRA: IN 60 ORE GREGGIO +13,53 %, GASOLIO +34,29 – SECONDI AUMENTI ALLA POMPA
Lo scoppio, sabato scorso, degli atti di guerra tra USA, Israele ed Iran – tradottisi anche in attacchi iraniani nei territori degli Stati sunniti del Medio Oriente (Arabia ed Emirati) -, nonché la chiusura dello Stretto di Ormuz (nel quale transitano ingenti quantitativi di prodotto diretti sia ai mercati dell’Ovest che dell’Est), continuano a imporre uno shock sui mercati petroliferi, già tesi nelle scorse settimane durante i negoziati tra americani e iraniani, ma comunque abbastanza stabili nella settimana dal 23 al 27 febbraio.
Nel giro di circa sessanta ore, durante le quali abbiamo monitorato l’andamento delle quotazioni del greggio Brent e del raffinato gasolio – dalle ore 00:00 del 2 marzo e fino alle ore 12:00 del 4 marzo -, le quotazioni del greggio Brent sono balzate da 72,87 a 82,73 (ore 12:00 di oggi) $barile, con una escursione di +9,86 $/barile e +13,53 punti percentuali (con un picco alle 13:00 di ieri di 84,72).
Parallelamente, le quotazioni del gasolio di Londra sono schizzate da 752,75 $/tonnellata a 1.010,87 (ore 12:00 di oggi), con un aumento, pertanto, pari a +258,12 $/tonnellata e +34,29 punti percentuali (con un picco alle 10:00 di oggi di 1.067,12).
Aumenti che inevitabilmente hanno trovato ulteriore riscontro sui prezzi al consumo della giornata di oggi, con aumenti dei listini delle petrolifere nell’ordine medio di 0,032 €/lt per la benzina e di 0,082 per il gasolio, che, sommati agli aumenti di ieri (0,037 €/lt per la benzina e di 0,045 €/litro per il gasolio), portano al totale di 0,069 per la benzina e di 0,127 per il gasolio.
Dalla chiusura mercato di venerdì 27/02 alla chiusura di mercato di martedì 03/03 (a mercati chiusi nel week end) il Platt’s benzina é aumentato da 0,464 a 0,531 €/lt, ossia di +0,067, pari a +0,082 ivato; quello del gasolio da 0,546 a 0,738, ossia di +0,192 €/litro, pari a +0,234 ivato e bisognerà attendere domani per sapere a quali entità chiuderanno i mercati di oggi, a fronte di margini lordi industriali (“lordi” ossia con tutti costi del sistema distributivo) nella settimana 23/02-01/03/26 attorno a 0,215 €/lt.
Ogni situazione di natura bellica che interessi Paesi produttori/esportatori di petrolio ha avuto riscontri simili.
Si ricorderà la vicenda Ucraina, che produsse effetti prolungati (poi mitigati da imponenti riduzioni delle accise): il Platt’s della benzina passò da 0,623 €/lt il 23.02.2022 (giorno prima dell’avvio della guerra) a 1,037 il 09.06.2022 (picco della crescita) e quello del gasolio da 0,627 a 1,167 €/lt 15.06.2022 (picco della crescita). Prima del taglio delle accise del 22.03.2022 il prezzo della benzina era schizzato da 1,860 a 2,227 €/lt, con un balzo di +0,367, quello del gasolio da 1,734 a 2,230, con un aumento di +0,496 €/lt.
Ieri é stato osservato che la colpa degli aumenti non sarebbe da attribuire alla guerra, quanto all’avidità dei petrolieri nostrani. Sta di fatto che gli aumenti dei fondamentali di mercato che influenzano il prezzo finale sono assolutamente reali e fortissimi e tutt’altro che “ipotetici” e che tali aumenti sono (casualmente?) iniziati appena aperti i mercati dopo il week end in cui é cominciata la guerra, così come accadde al tempo degli inizi di quella Russia-Ucraina.
Elaborazioni FIGISC ANISA su fonte INVESTING



