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SHOCK PETROLIFERO MONDIALE E ACCISE NOSTRANE. QUALCHE COMMENTO

Andiamo un momento indietro nel tempo e precisamente allo scoppio della guerra in Ucraina.

Dopo quasi un mese di corsa di greggio e raffinati (dal 24.02), infine il Governo Draghi il 21 marzo riduce le accise di 0,250 €/lt. Lo fa di notte (Gazzetta Ufficiale n. 67 del 21, pubblicata alle ore 01:30 del 22) con effetto dal momento stesso, ossia il già iniziato giorno 22, per un primo termine di 30 giorni.

Nel decreto è prevista la comunicazione della “steccata”, ma NESSUNA COMPENSAZIONE per la repentina svalutazione delle giacenze (disse allora alcuni giorni dopo il Direttore ADM, Minenna, che “Le misure decise dal governo hanno portato un effetto immediato di riduzione dei prezzi. Ma non c’è dubbio che i valori ora mostrino dei segnali di risalita. C’è forse però un aspetto che andrebbe monitorato attentamente”, riferendosi ai titolari di depositi commerciali ove “il taglio dell’accisa equivale a una svalutazione della benzina e del gasolio che ha in magazzino. Vuol dire che si trova costretto a venderla a un prezzo minore riducendo i suoi guadagni o andando in perdita“, e le associazioni di categoria, in primis i gestori – comunicato FAIB FIGISC del 24.03.2022, lettera a Draghi FAIB FEGICA FIGISC del 28.04.2022 ad esempio – denunciarono più volte la necessità di una definizione della partita, senza alcun esito di sorta.

Ovviamente non mancava l’intero apparato dei controlli e delle relative “grida manzoniane”: “al fine di prevenire il rischio di manovre speculative derivanti dalla rideterminazione delle aliquote di accisa di cui al comma 1, il Garante per la sorveglianza dei prezzi si avvale della collaborazione dei Ministeri, degli enti e degli organismi indicati nell’articolo 2, comma 199, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, nonché del supporto operativo del Corpo della Guardia di finanza per monitorare l’andamento dei prezzi, anche relativi alla vendita al pubblico, di benzina e gasolio usato come carburante praticati nell’ambito dell’intera filiera di distribuzione commerciale dei medesimi prodotti. La Guardia di finanza agisce con i poteri di indagine a essa attribuiti ai fini dell’accertamento dell’imposta sul valore aggiunto e delle imposte dirette…Per le finalità di cui al presente comma e per lo svolgimento dei compiti di polizia economico-finanziaria il Corpo della Guardia di finanza ha accesso diretto, anche in forma massiva, ai dati inerenti alle giacenze di cui al comma 5 e ai dati contenuti nel documento amministrativo semplificato telematico”, giusto per non farsi mancare nulla.

Sempre ovviamente il giorno 22 il riflesso della riduzione fu nullo (ossia meno di un centesimo) e bisognò attendere almeno il giorno 24 per vederne l’effetto tangibilmente.

Tutto quanto ricordato corrisponde esattamente a quanto sta succedendo ora, così come le polemiche, le denunce dei consumatori, l’enfasi mediatica – perfino tale da oscurare la guerra – riprodotta dai media nazionali a quelli del condominio, le strumentalizzazioni politiche, ecc. Uguale!

Ma ci sono, oggi rispetto ad allora, alcune differenze.

La più sostanziale è quella che siamo di fronte ad una crisi più acuta, con un blocco di impianti danneggiati e di vie vitali di traffico, con un rischio oggettivo nel mantenimento delle disponibilità di prodotto che non fa che scatenare la folle asta del prezzo del greggio e dei raffinati.

Una corsa che, per scendere da una gravissima crisi internazionale alla banalità della situazione locale, in due soli giorni si è già mangiata per il gasolio l’82 % dello sconto partito giovedì.

Ma se questo sembrasse eccessivo allarmismo, ecco cosa dice l’Agenzia Internazionale Energia nell’ultimo Rapporto “Sheltering from Oil Shocks” (citato ieri da STAFFETTA): “Governi, imprese e famiglie possono adottare rapidamente una serie di misure per contenere i consumi e attenuare l’impatto sui prezzi. L’Aie individua dieci azioni chiave, molte delle quali già sperimentate durante crisi precedenti. Nel trasporto stradale — che rappresenta circa il 45% della domanda globale di petrolio — le leve principali includono lo smart working, la riduzione dei limiti di velocità, il maggiore utilizzo del trasporto pubblico e il car sharing. Tre giorni aggiuntivi di lavoro da remoto potrebbero ridurre i consumi di carburante delle auto fino al 6% a livello nazionale, mentre un taglio di 10 km/h dei limiti autostradali comporterebbe risparmi compresi tra l’1% e il 6%. Altre misure riguardano la logistica e i veicoli commerciali, con margini di riduzione dei consumi tra il 3% e il 5% grazie a pratiche di guida efficiente e ottimizzazione dei carichi, oltre a interventi come le targhe alterne nelle grandi città. Sul fronte dell’aviazione, l’Aie stima che una riduzione dei viaggi di lavoro — sostituibili con riunioni virtuali — possa tagliare la domanda di jet fuel tra il 7% e il 15%. Parallelamente, il rapporto sottolinea la necessità di preservare il Gpl per usi essenziali come la cucina, limitandone l’impiego nei trasporti e promuovendo alternative elettriche dove possibile. Nel settore industriale, una maggiore flessibilità nell’uso delle materie prime petrolchimiche e interventi di efficienza operativa potrebbero ridurre i consumi fino al 5% per impianto. Accanto alle misure di contenimento della domanda, i governi stanno già intervenendo per proteggere consumatori e imprese attraverso sussidi, tagli fiscali e meccanismi di controllo dei prezzi. Tuttavia, l’Aie avverte che interventi generalizzati possono risultare molto onerosi — nel 2022 hanno superato i 900 miliardi di dollari a livello globale — e raccomanda un maggiore ricorso a strumenti mirati alle fasce più vulnerabili”.

Il Governo aveva inizialmente optato per misure mirate: tutela delle fasce più deboli e salvaguardia del traffico merci per scongiurare rischi di fermata delle attività base del Paese, ma, tenendo conto che la fiscalità italiana è elevata (la più alta in UE sul gasolio) é prevalsa una pulsione trasversale per misure più popolari e generalizzate, ancorché consapevolmente compatibili nel tempo e quantità con le risorse (ben scarse) disponibili, a costo di sapere che, nel brevissimo, si tratta di denaro pubblico buttato nello scarico se continua questa dinamica di mercato.

Una ulteriore variazione si registra nella promozione “mediatica” che viene data a una manovra destinata ad avere corto respiro (o, se più lungo, a costi proibitivi: lo sconto Draghi costò un miliardo di euro al mese).

Ed ecco sguinzagliati sulla rete distributiva tutti i possibili Corpi di controllo a “fotografare” i prezzi al fine di poter alimentare la diffusione delle statistiche: alle ore 08:00 (di ieri, venerdì) quasi il 60 % ha adeguato alle nuove accise, alle ore 15:00 (sempre di ieri) l’87,7 %. Il tutto generando panico negli operatori della rete e nei gestori (tranne, forse, quelli che si riconoscono nelle sigle che hanno chiesto a gran voce la discesa di Mister Prezzi, dei Garanti, delle Fiamme Gialle a perseguire la “speculazione”), dal momento che i gestori dipendono per le variazioni del prezzo dalle compagnie che sono proprietarie degli impianti e li riforniscono e gli operatori indipendenti attendono dal loro fornitore il prezzo a cui gli cederanno il prodotto.

Questa “ansia da prestazione” – che ha messo in moto un dispendio dispendioso di controllori del tutto ingiustificabile rispetto ai risultati in termini di repressione dell’uso improprio di risorse pubbliche (la riduzione delle accise) da parte degli omnievocati “speculatori” e finalizzato agli annunci statistici – avrà forse una spiegazione recondita nel fatto che domenica si vota e che stiamo scambiando il piano della riforma o meno della giustizia con quello della benzina con lo sconto, una cosa pessima, ma abbastanza connaturata al Paese.

Sta di fatto che risulta incredibile che si pensi che la stampa di una Gazzetta Ufficiale nel cuor della notte faccia simultaneamente scattare un pulsante che aggiorna i prezzi di tutti i distributori, affinché si possa verificare il “miracolo di una notte” e sfruttarne l’effetto (in bene o in male) e che a questo azzardo irresponsabile si siano prestati anche alcuni insospettabili, cui le dinamiche dovrebbero essere note.

Così come si possa essere così “sovietici” da imporre una svalutazione d’imperio notturna del magazzino di compagnie, depositi, gestori (che a questi prezzi hanno serie difficoltà a pagare il prodotto), ignorando (o forse inseguendo tesi speculari come quelle del “petrolio comprato prima”, ad onta del fatto che TUTTI, ASSOLUTAMENTE TUTTI,  nelle filiere petrolifere mondiali valorizzano giacenze col criterio LIFO – last in first out – perché i prodotti vanno rimpiazzati al prezzo che pretende il mercato nel momento del rimpiazzo) che questa è null’altro che una espropriazione immediata di valore e cassa.

Se a questo si aggiunge l’effetto “sceriffesco” dei controlli a tappeto abbiamo il quadro completo.

Ma cosa dice il Decreto 33/2026 a quest’ultimo proposito?

Il comma 1 dell’articolo 1 così recita:

Le società petrolifere o i soggetti giuridici che assicurano l’approvvigionamento della rete di vendita dei carburanti per autotrazione per uso civile comunicano giornalmente agli esercenti i prezzi consigliati di vendita ai clienti finali ovvero previsti per la propria rete di distribuzione e vendita, curandone la pubblicazione con adeguata evidenza sui propri siti internet e li trasmettono al Garante per la sorveglianza dei prezzi e al Garante per la concorrenza e il mercato ai fini del monitoraggio della filiera e delle valutazioni di competenza relative al corretto funzionamento del mercato. In caso di violazione degli obblighi di cui al presente comma, si applica una sanzione pari allo 0,1 per cento del fatturato giornaliero.”

Due osservazioni:

La prima è che nel caso della riduzione dell’accisa del giorno 19, era a carico delle aziende comunicare ai propri gestori il nuovo prezzo adeguato, anche perché un tanto deriva, oltre che da quanto scritto nero su bianco nel decreto, altresì dagli obblighi contrattuali azienda-gestore, e dovendosi altresì considerare che nella fattispecie non si trattava solo di un mero taglio dell’accisa più IVA, ma di un prezzo includente un effetto combinato degli aumenti derivanti dal mercato internazionale e della riduzione fiscale.

La seconda è quella che ben evidenzia STAFFETTA sin da giovedì: è una norma inapplicabile, laddove prevede la “pubblicità dei prezzi consigliati”. Dice STAFFETTA: “A parte che la norma capovolge un ventennio di politiche Antitrust contro una ‘eccessiva trasparenza’ dei prezzi, i problemi più grandi (e urgenti) riguardano l’attuazione concreta: cosa si intende per ‘prezzo consigliato’? A quali indirizzi e con che modalità vanno trasmessi i dati? Come vanno pubblicati i prezzi sui siti internet (non tutti ne dispongono)? I fornitori delle pompe bianche, che normalmente non danno indicazioni sui prezzi consigliati, cosa devono comunicare? I grossisti fornitori di impianti colorati, quale prezzo devono comunicare (visto che il prezzo consigliato è nella titolarità della compagnia)? I fornitori di retisti franco partenza, che quindi non conoscono le modalità di distribuzione finale sui vari punti vendita, quali indicazioni di prezzo possono fornire? Per le compagnie petrolifere: il ‘prezzo consigliato nazionale’ non esiste più da tempo, i prezzi variano a seconda dei micro-mercati e delle condizioni locali di concorrenza; che prezzo dovranno pubblicare? Una media ponderata? Aritmetica?”. Esattamente.

I commi 3, 4, 5 e 6 dell’articolo 1 così recitano:

3. Il Ministero delle imprese e del made in Italy – Garante per la sorveglianza dei prezzi istituisce uno speciale regime di controllo dei fenomeni distorsivi lungo la filiera di approvvigionamento e distribuzione dei carburanti al fine dell’immediato rilievo, previa individuazione di indici di anomalia, dell’andamento dei prezzi al consumo in rapporto alla variazione dei prezzi delle materie prime e raffinate sui mercati internazionali. Il Garante per la sorveglianza dei prezzi, sulla base del monitoraggio dell’andamento del prezzo alla pompa, se rileva un anomalo e repentino incremento dei prezzi rispetto alle quotazioni internazionali di riferimento comunica alla Guardia di finanza il dettaglio degli operatori della distribuzione e delle relative compagnie petrolifere, presso i quali accertare e verificare, sulla base della documentazione contabile disponibile, le eventuali anomalie sui costi e prezzi giornalieri di acquisto del carburante e, risalendo lungo la filiera, il costo giornaliero di acquisto del greggio e dei prodotti raffinati da parte del titolare dell’autorizzazione petrolifera sui mercati di riferimento.

4. Le risultanze degli accertamenti della Guardia di finanza sono immediatamente trasmesse anche al Garante per la sorveglianza dei prezzi per l’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 2, comma 199 –quinquies della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e al Garante per la concorrenza e il mercato per l’eventuale avvio dei procedimenti sanzionatori di competenza previsti dalle vigenti disposizioni.

5. Fermo quanto previsto dall’articolo 347 del codice di procedura penale, il Garante per la sorveglianza dei prezzi trasmette entro due giorni all’Autorità giudiziaria le risultanze istruttorie di cui al comma 3, corredate da un rapporto, anche al fine di verificare la sussistenza del reato di «manovre speculative su merci» di cui all’articolo 501-bis codice penale.

6. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano per un periodo pari a tre mesi dall’entrata in vigore del presente decreto.”

Anche qui due osservazioni.

La prima è che la norma intende cercare la speculazione o, meglio, la “manovra speculativa su merce” solo laddove gli aumenti dei prezzi nella filiera (ancora una volta, dalla coda alla testa, come non ci fossero a disposizione tutti i dati senza invasività fisica di apparati militari) appaiano anomali, cioè sensibilmente eccedenti gli aumenti delle quotazioni internazionali (sulle quali non ci si può far nulla), come ben si vede ora e si è visto in passato.

La seconda osservazione è che questa specifica norma non ha nessuna attinenza logica con la questione della riduzione di accisa: è semplicemente un ennesimo conato di deterrenza il cui valore è, ancora una volta, solo mediatico, che consiste nello sperare di trovare, nel generale disastro del mercato di fronte a una crisi energetica inusitata nella sua portata e peggiore di quella del 2022 che spinge tutti a fare i conti con quotazioni sempre meno sostenibili, l’improbabile eccezione di operatori “incauti” (che non stenteremmo a definire idioti). Insomma, sperare di “colpirne uno per educarne cento”, che, tra parentesi, non c’entrano.

Intanto, per l’ennesima volta, i gestori sono costretti a posare per le “fotografie” di coloro che son mandati (con obbedienza, ma forse non necessariamente con convinzione) a caccia di statistiche e magari a frusciar verbali che con le accise ridotte c’entrano come i cavoli a merenda (comunicazione prezzi, cartelli, ecc.).