LO SCONTO IN AUTOSTRADA: LETTERA APERTA ANISA A STAFFETTA QUOTIDIANA
Egregio Direttore,
ANISA, che associa i gestori degli impianti oil della rete autostradale, non può che valutare con soddisfazione l’iniziativa dei Concessionari delle tratte di contribuire al momentaneo contenimento dei prezzi mediante “devoluzione delle royalties derivanti dalle sub-concessioni relative alle aree di rifornimento carburante”, o, in altre parole, facendo abbassare i prezzi alle compagnie (nella misura chiesta dal Ministro Salvini di 5 centesimi/litro) e coprendone il disavanzo rinunciando ad altrettanti 5 centesimi di royalties dovute dalle compagnie ai Concessionari. Un’iniziativa, peraltro, suggerita proprio dalla rappresentanza ANISA presente al tavolo convocato in Prefettura a Milano il 18 marzo.
In una situazione come l’attuale, di folle corsa delle quotazioni e dei prezzi – cui è difficile porre un argine valido perfino con i provvedimenti di riduzione delle accise – anche un contributo di ridotta entità costituisce un sia pur piccolo sollievo per famiglie ed imprese, a maggior ragione in una rete, quale quella autostradale, caratterizzata da prezzi più elevati e pertanto sempre penalizzata in termini di competitività ed appeal per il consumatore.
Diverse sono le ragioni per questo gap dei prezzi: l’oggettivo onere di servizi complessi h24, una lunghissima ed insoluta vacanza contrattuale tra sub concessionari e gestori finali che ha messo in default tecnico i benzinai lasciati a cercarsi margini direttamente sul mercato per non fallire. La rete ha perso dalla privatizzazione l’80 % delle vendite, nonostante gli incrementi del traffico, registrati comunque, sia pure con le cadute della crisi economica del 2008, dell’incremento delle accise del 2012 e della pandemia COVID19 del 2020.
Ma se questioni di costi strutturali, conflittualità di filiera, persino conflittualità di competenze tra Enti (Ministero e Autority dei trasporti sull’adeguamento del piano di ristrutturazione e prescrizioni per i bandi di gara) e crisi congiunturali possono spiegare tale tendenza al declino, una questione ha senz’altro contribuito a togliere competitività al comparto ed ha natura datata e consolidata: si tratta esattamente delle royalties percepite dai Concessionari su beni e servizi esitati sulla rete, tra cui appunto i carburanti, ma anche tutto il food & beverage.
Ma che peso hanno queste royalties? Il 3 ottobre 2018, una “interrogazione sui prezzi elevati di carburanti e servizi nelle aree di sosta autostradali”, proposta da Senatori di Fratelli d’Italia, Atto del Senato 3-00248, ne parlava in questi termini “- secondo stime prudenziali, nel quindicennio 2003-2017 l’ammontare di tali royalty, stanti i volumi di carburanti venduti e l’ammontare dei servizi diversi erogati, si attesterebbe cumulativamente sui circa 5 miliardi di euro, ripartiti quasi alla pari tra carburanti e servizi”, dunque una “fotografia” ferma al 2017, cui si sono aggiunti i proventi degli anni successivi. Una pesante zavorra per utenti, operatori e gestori finali, che ha finito per stornare via via clientela e volumi, una “rendita di posizione” che ha sfruttato l’occupazione di una infrastruttura pubblica per imporre oneri agli operatori che vi hanno investito e che hanno trovato a loro volta modo per scaricare in fondo alla filiera le contraddizioni e le iniquità di un siffatto sistema.
Più volte ANISA ha richiesto, scritto, evidenziato in audizioni ed in ogni occasione – e sempre inaudita – come non sia possibile avviare alcun progetto di recupero di competitività sui prezzi e sulla clientela senza incidere sul sistema delle royalty, proponendone la rimozione permanente o, almeno, una temporanea sospensione allo scopo di recuperare quote di volumi e almeno arrestare l’irreversibile e progressiva decadenza del comparto.
Oggi, in un momento di grande emozionalità per la crisi che stiamo vivendo, compare questa “misura di guerra” dei 5 centesimi: certo meglio di niente.
Ma, per essere concreti: ormai in autostrada in un anno intero si vende poco più di un miliardo di litri (2025), venti giorni di “sconto” equivalgono grosso modo a un diciottesimo delle vendite, ossia a un dipresso a 58 milioni di litri, 5 cent/litro di “sconto” per 58 milioni di litri fa circa 2,9 milioni di euro.
Mettiamo a confronto questa ultima cifra con quella citata sopra relativa all’accumulo di royalties dal 2003 al 2017, senza commenti e senza polemica alcuna. Qualcosa è pur sempre meglio di nulla.
Però, con tutto il rispetto, questa iniziativa – pur apprezzabile e coerente con quanto proposto da ANISA e nonostante l’ampio risalto mediatico – resta una mera “regalìa” dei privati, discrezionale e revocabile in qualsiasi momento, e non una misura strutturale ed in costanza assunta dallo Stato nell’interesse generale. É, soprattutto, un intervento temporaneo, anzi effimero, che non affronta le cause reali della crisi né offre alcuna prospettiva di rilancio: un segnale che, pur positivo nelle intenzioni, lascia sostanzialmente immutato il destino di un comparto ormai in grave e progressiva marginalizzazione.
Loreo Massimo TERZI
Presidente Nazionale ANISA CONFCOMMERCIO

