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CONTROLLI D’AGOSTO: SENSAZIONALISMI & DIVERSIVI

«Benzinai: uno su tre truffa gli automobilisti»: sono i titoli che accompagnano i controlli effettuati presso un campione di 800 impianti, su cui 230 sarebbero risultati non in regola, con svariate casistiche [«33 persone denunciate, 93 colonnine, 449 pistole erogatrici ed oltre 780mila litri di prodotti petroliferi sequestrati. E dalla lunga lista delle violazioni non manca neppure un centinaio di infrazioni alla disciplina dei prezzi di vendita applicati agli automobilisti»].

Un copione che ormai si replica ogni estate e che, alla fine della giostra, infanga senza distinzione alcuna i furbetti e gli onesti, senza distinzione, peraltro, tra impianti e gestori, considerato che questi ultimi sono qualcosa di diverso dalla conduzione di un impianto, che oggi può essere attivo anche senza il «benzinaio» nello stretto senso giuridico del termine, un particolare che però non interessa né le autorità competenti né il consumatore.

Premesso che è nell’interesse degli onesti che i disonesti – che esercitano una concorrenza sleale – vengano pizzicati e stangati, pure qualche distinguo viene naturale per chi è del settore.

Se vi sono almeno un centinaio di infrazioni alla disciplina dei prezzi di vendita [su 230 è quasi la metà], ci domandiamo se parliamo di cartellonistica [esposizione dei prezzi] e/o di comunicazione prezzi. Sulla prima, le norme intervenute hanno reso non più chiaro, ma più farraginoso il meccanismo di distinzione dei prezzi tra le diverse modalità di servizio spinte ed imposte dalle compagnie ai propri gestori [servito, faidate, self prepay], esponendo questi ultimi a sanzioni soprattutto per incuria e superficialità dei proprietari degli impianti [soggetto diverso dal gestore]; sulla seconda, si sono inventate norme che espongono il gestore propriamente detto alla pubblica gogna sui prezzi, per la semplice ragione che le compagnie gli cedono il prodotto a 20 cent/litro più caro che alle pompe bianche o alla grande distribuzione, mettendolo cioè a priori fuori mercato, ed il gestore – che è obbligato a comprare molto più caro il prodotti ed in regime di esclusiva – si trova così sputtanato e mazziato.

Né affatto di truffe si tratta, ma di eventuale mancata osservanza di norme sanzionate in via amministrativa, sulla cui validità e giustificazione non c’è nulla di positivo da dire.

Se parliamo di manomissione di centraline, è bene sapere che il gestore propriamente detto non è nelle condizioni di toccare apparecchiature che sono installate, manutenzionate e controllate dalla proprietà dell’impianto.

Se parliamo di «gestore» parliamo di uno che non è proprietario di nulla, assolutamente di nulla, di quello che c’è sul piazzale, che ha un margine medio che ormai sta tra 2 e 3 cent/litro lordi, che – come già detto sopra – è sottoposto ad una concorrenza sleale da parte di chi lo rifornisce, in un totale stato di dipendenza economica. Altra cosa sono i proprietari degli impianti, marchiati o bianchi, le società di gestione e quant’altro, insomma chi ha autonomia per agire male o bene in questo settore, una autonomia che il gestore-benzinaio non ha.

Ma ciò che traspare del settore della distribuzione carburante non sono le infinite scorrettezze commerciali ed economiche che vengono effettuate sulla persona e sull’azienda del gestore, ma solo le «campagne di agosto», sulle quali i media possono costruire, pur su alcuni misfatti veri, tanti misfatti presunti.

Anche perché tutto ciò è più semplice, inquietante sì, ma anche consolante, perché sembra che così si individui il responsabile di tutto ciò che non va in una cosa che tocca le tasche di ognuno con quotidiana frequenza.

E tutto ciò – sia pure con tutto il rispetto per il lavoro di chi deve controllare per preciso compito di istituto – fa passare in dimenticatoio fatti e misfatti autentici: perché in Italia si debbano pagare 25 cent/litro di imposte più della media dell’Unione Europea, perché nelle scorse settimane il prezzo della benzina era più alto di 2/3 cent/litro rispetto all’andamento delle quotazioni internazionali del mercato, perché i gestori falliscano a causa delle politiche di prezzo delle compagnie mentre altri prosperano e si allargano, e via dicendo…Insomma, un diversivo……