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ACCISE E QUOTAZIONI RAFFINATI, UNO SGUARDO “STORICO”

L’intervento sulle accise (in diminuzione) è sempre e solo stato rivolto a calmierare i prezzi retail contrastando in primis le dinamiche dell’aumento delle quotazioni internazionali dei raffinati. Ma in caso di picchi crescenti e continui sui mercati il problema è la resilienza dei conti pubblici. Un’analisi dal 2000 ad oggi.

Vista l’attualità del tema – e le polemiche e le denunce sulla presunta speculazione divampate (come sempre) anche in questi giorni a seguito dell’ultima riduzione dell’accisa del gasolio -, qualche riflessione basata sui meccanismi e sui numeri di formazione dei prezzi appare opportuna.

Il prezzo alla pompa si forma – piaccia o non piaccia – a partire da alcuni fattori fondamentali di ordine internazionale e nazionale: quelli internazionali sono dati dalle quotazioni dei prodotti raffinati (che sono bensì correlati all’andamento delle quotazioni del greggio, ma hanno dinamiche proprie in relazione all’offerta – specie in periodi di scarse scorte e disponibilità critiche di disponibilità -, alla domanda, alla stagionalità di ogni specifico prodotto, ai margini dell’industria di raffinazione), quelli nazionali dal livello della pressione fiscale (accise e aliquota IVA) e dal livello dei margini industriali lordi che coprono i costi della logistica e della distribuzione capillare sul territorio e devono altresì garantire un livello di remunerazione del sistema.

In termini pratici, l’andamento delle quotazioni internazionali dei raffinati della giornata “X” è l’elemento che “fissa” teoricamente il prezzo del giorno “X+2, mentre il margine industriale lordo del giorno “X+2” risulterà variabile in più od in meno rispetto a quello dei giorni precedenti a seconda che, rispettivamente, la quotazione sia aumentata (e il margine si riduce) ovvero sia diminuita (in tal caso il margine aumenta), in modo da mantenere sostanzialmente un equilibrio medio su un periodo determinato (ad esempio sui target di un anno) sufficiente a coprire i costi e permettere un utile.

Ciò premesso – che riguarda il funzionamento del sistema e dei prezzi -, la componente fiscale può essere abbastanza stabile nel tempo, ma può anche essere una leva per aumentare il gettito a seconda delle esigenze generali del bilancio dello Stato o di necessità di finanziamento di specifiche spese (e nella storia nazionale ne abbiamo avuto svariati esempi, in genere limitati a fornire uno svelto bancomat per interventi speciali, ma limitati in valore, ma anche legati ad emergenze, come, ad esempio, il Decreto Salva Italia di Monti del dicembre 2011). Quando, per contro, è una grave crisi del prezzo dovuta a contingenze internazionali a prevalere, l’intervento sulle accise non è più a crescere, bensì a diminuire, circostanza verificata in occasione della guerra Russia-Ucraina nel 2022 e, d’attualità, in occasione di quella USA-Iran a fine febbraio e di nuovo oggi.

Traguardando un arco temporale abbastanza lungo – FIGISC ha analizzato l’evoluzione giornaliera dall’inizio di gennaio 2000 alla fine di luglio 2026 (ossia 9.709 giornate di seguito) – si nota che i movimenti delle grandezze considerate sono assai differenziati: le quotazioni del raffinati hanno un dinamismo accentuato e persino, specie nei momenti di crisi internazionali, di forte volatilità, mentre le accise segnalano una costante tendenza a lievitare nel medio periodo, ma in misura marcatamente graduale e con anche lunghi periodi di invarianza, tranne, appunto, nei periodi “emergenziali”.

Statisticamente, i dati di partenza al 01.01.2000 delle quotazioni dei raffinati erano pari a 0,186 €/lt per la benzina e 0,223 per il gasolio, il dato finale al 31.07.2026 è, rispettivamente, pari a 0,721 e 1,035, valori per la benzina quasi quattro volte maggiori di quello di partenza, e quasi cinque volte per il gasolio. I valori minimi di questa lunga serie si sono registrati nella terza decade di aprile 2020 (con un concomitante crollo momentaneo della quotazione del greggio), con 0,102 €/lt per la benzina e 0,141 per il gasolio. I valori massimi si sono verificati tra aprile e giugno 2022 (crisi bellica Ucraina) con 1,037 €/lt per la benzina e 1,186 per il gasolio, picchi non toccati nella crisi bellica USA-Iran (almeno per ora!). Mediamente, in più di ventisei anni, la quotazione della benzina è stata pari a 0,411 €/lt e quella del gasolio a 0,444.

Se osserviamo, inoltre, non solo le quotazioni dei raffinati, ma le loro variazioni giorno per giorno sul giorno precedente, si può notare che in periodi “normali” (cioè non condizionati da fattori di crisi) le oscillazioni giornaliere in più o in meno sono abbastanza contenute, in genere tra +0,020 e -0,020 €/lt (un’eccezione di picco a +0,070 si nota per la benzina solo nell’agosto 2005 a seguito dell’uragano Katrina nel Golfo USA), e bisogna arrivare alle guerre del 2022 e del 2026 valori doppi per la benzina, e nell’ordine persino di picchi di +0,100 e -0,150 nel 2022, e, ancor più, di picchi di +0,150 e -0,180 €/lt nel 2026.

L’incremento della volatilità giornaliera delle quotazioni – non è difficile intuirlo – si riverbera in maniera problematica sulla gestione dei margini industriali lordi e conseguentemente sui prezzi, allorché le quotazioni, ad esempio, hanno una tale ampiezza da ridurre marcatamente o persino, assai più raramente, superare l’entità del margine industriale stesso.

Sempre statisticamente, i dati di partenza al 01.01.2000 delle accise erano pari a 0,527 €/lt per la benzina e 0,388 per il gasolio, il dato finale al 31.07.2026 è, rispettivamente, pari a 0,673 e 0,533. I valori minimi di questa lunga serie si sono registrati con 0,473 €/lt per la benzina con la riduzione di accisa dal 19.03 al 01.05.2026, con 0,367 €/lt per il gasolio durante la guerra in Ucraina con la riduzione Draghi dal 22.03 al 30.11.2022. I valori massimi per il gasolio, pari a 0,673 €/lt sono quelli correnti nel 2026 non corretti dagli sconti applicati in corso d’anno, mentre per la benzina si riscontra un valore massimo di 0,731 €/lt che risale al periodo marzo-dicembre 2014. La media di più di ventisei anni è stata pari a 0,640 €/lt per l’accisa benzina e a 0,517 per l’accisa gasolio.

Nel calcolare il rapporto tra accisa e prezzo alla pompa e tra accisa e quotazione dei raffinati, si è accertato che per la benzina dal 2000 al 2026 – con le eccezioni del 2022 e 2026 – l’accisa media calcolata su base annuale del periodo intero è stata pari al 45 % del prezzo e al 177 % della quotazione del raffinato, per il gasolio pari al 40 % del prezzo e al 134 % della quotazione del raffinato; solo nel 2022 l’accisa media annua è stata pari al 30 % del prezzo e al 75 % del raffinato per la benzina, al 24 % del prezzo e al 50 % del raffinato per il gasolio, infine da gennaio a luglio 2026 per la benzina i valori sono, rispettivamente, pari al 34 % e al 100 %, per il gasolio al 31 % e al 77 %.

Osservando i dati storici, in sintesi, risulta evidente che il valore delle accise è sempre stato superiore al valore della quotazione del raffinato, situazione invertita in occasione delle due crisi belliche 2022 e 2026, nelle quali la rimodulazione fiscale ha controbilanciato l’impatto della spinta rialzista dei raffinati in media e ancor più nel dettaglio ad esempio, nel 2022 il “taglio” di 0,250 €/lt della accisa è stato ben superiore ai picchi di aumento del raffinato gasolio (+0,102 €/lt) e anche nel 2026 il “taglio” di 0,200 €/lt è risultato superiore al picco del raffinato (+0,152).

Ma, in caso, di tensioni all’aumento delle quotazioni troppo protratte nel tempo, la vera incognita (o l’unica sicurezza) è quanto possa essere resiliente o fragile a reggere l’onere della diminuzione del gettito per l’Erario (e per rilevanti escursioni dei mercati la soluzione “accisa mobile” appare del tutto insufficiente, non solo scarsamente efficace – come già esposto su FIGISC ANISA NEWS N. 03/2026 -, a garantire un equilibrio tra entrate maggiori per IVA e ampiezza di un taglio efficace).