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QUOTAZIONI DEL GIORNO PRIMA: 24.08.2026 E ALTRE CONSIDERAZIONI

Fonti: BLOOMBERG, ECB, MIMIT, STAFFETTA QUOTIDIANA

La situazione dei prezzi dei carburanti, unitamente alle sorti periclitanti dello “sconto di accisa” (sul gasolio) a partire da dopodomani, tiene ovviamente banco sui media e sui social.

Un evergreen sempre pronto per far cassa quando non ci sono soldi è la proposta di tassazione degli extraprofitti.

Sul tema segnaliamo una dichiarazione assolutamente condivisa di Davide Tabarelli, il Presidente di Nomisma Energia:

Stabilire cosa sia un extraprofitto rispetto a un rendimento normale sul capitale è difficilissimo. L’Italia ha già una storia negativa in materia. La ’Robin Hood Tax’ del 2008 fu dichiarata incostituzionale nel 2015, creando un pasticcio giuridico enorme. Le compagnie petrolifere italiane pagano già un’Irap maggiorata dal 2% al 4% da febbraio 2025, introdotta proprio per colpire questi utili”. Lo slogan della tassazione degli extraprofitti, aggiunge “È un’arma di distrazione di massa. Il vero problema è l’esatto contrario: la carenza di investimenti nell’estrazione di petrolio e gas fuori dal Golfo Persico. È inutile mettere la toppa aiutando gli automobilisti con sconti, magari a chi viaggia in Suv e tiene il motore acceso al semaforo. Le risorse vanno investite per costruire nuove raffinerie e poter contare su alternative. Tassare è una scorciatoia demagogica che allontana la politica dalle sue responsabilità strutturali”.

Aggiungiamo che il concetto di tassazione degli extraprofitti come “misura strutturale”, contrapposta a limitati tagli di accisa è ancora in realtà una “misura congiunturale”; al netto delle crisi geopolitiche attuali e del 2022, le politiche europee hanno disincentivato gli investimenti necessari a garantire la autosufficienza della raffinazione, indispensabile anche in un percorso di transizione energetica: invertire questo errore “ideologico” sarebbe una vera “misura strutturale”.

Non potevano certamente mancare alcune fantasie sull’extragettito che consentirebbe di tagliare drasticamente le accise sin da ora.

Un articolo – non citiamo neppure di quale testata – intitola: Il vizio dell’immobilismo: il Governo fa il minimo sulle accise mentre lo Stato s’incassa il tesoretto

“Una prudenza istituzionale che nasconde un paradosso economico: più la benzina sale, più le casse pubbliche sorridono…Quando i prezzi del greggio schizzano verso l’alto ed esplodono le speculazioni, il prezzo industriale sale. Di conseguenza, trattandosi di una percentuale, l’incasso dell’IVA per lo Stato aumenta automaticamente. È il cosiddetto “extragettito IVA“: una valanga di milioni freschi che entrano giorno dopo giorno nelle casse del Tesoro direttamente dalle tasche degli automobilisti. L’Unione Nazionale Consumatori ha già bollato l’atteggiamento del Governo come una “beffa pre-elettorale“, ricordando come i soldi per un taglio serio da 30 centesimi ci sarebbero già, essendo stati incassati dallo Stato sotto forma di tasse da febbraio a oggi.”

Non commentiamo le opinioni che ognuno liberamente coltiva e diffonde, ci interessa un aspetto di natura tecnica sui soldi “che ci sarebbero già, essendo stati incassati.

Dal 27.02 al 24.08, il prezzo self della benzina è passato (media nazionale MIMIT) da 1,672 a 2,011 €/lt (+0,339 €/lt) e quello del gasolio da 1,723 a 2,132 €/lt (+0,409 €/lt). Nello stesso periodo l’IVA relativa è passata, rispettivamente per i prodotti, da 0,302 a 0,363 €/lt (+0,061) per la benzina e da 0,311 a 0,384 €/lt (+0,073) per il gasolio. Quindi, extragettito?

In primo luogo, nello stesso periodo l’IVA media è stata pari a 0,337 €/lt per la benzina, a 0,366 per il gasolio; l’extragettito non si computa come differenza tra l’IVA del giorno più recente e quella del primo giorno del periodo di osservazione, come si fosse accumulato dall’oggi al domani, bensì come variazione media. E fin qui è ancora un dettaglio, o una finezza metodologica.

La questione di sostanza è che se gli aumenti di prezzo hanno fatto lievitare l’extragettito da IVA, gli sconti di accisa hanno segato il gettito totale di accisa e IVA.

E se anche questa può sembrare a qualcuno una finezza pedante, vediamo di dare pochi altri numeri: dal 27.02 al 24.08 corrono 179 giorni di calendario; in ciascuno di questi 179 giorni lo sconto di accisa sulla benzina ha inciso per -0,077 €/lt (contando TUTTI i giorni, sia quelli in cui era a -0,244 €/lt con IVA, in cui era a -0,061 e in cui non c’era – e tuttora non c’è! – affatto), mentre lo sconto di accisa sul gasolio ha inciso per -0,127 €/lt (anche in questo caso contando TUTTI i giorni a sconto -0,244, o -0,112, o -0,061, o -0,171 €/lt o a sconto zero). Questo da un lato (delle uscite), dall’altro (quello delle entrate) l’IVA ci ha messo 179 giorni per aumentare di +0,061 €/lt per la benzina e di +0,073 per il gasolio.

Non serve parlare di miliardi di euro e di miliardi di litri, basta considerare un solo litro di prodotto e considerare che se lo sconto di accisa è superiore (e di più volte) al maggior gettito IVA per unità di prodotto si va in rosso e non c’è alcun “tesoretto” che tenga. Naturalmente, liberi tutti di guardare solo un piatto della bilancia, anzi, di non usare proprio una bilancia.