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LETTERA APERTA AI GESTORI PETROLIFERA ADRIATICA

Lettera aperta di FAIB FEGICA e FIGISC ai gestori ESSO di PETROLIFERA ADRIATICA di Toscana Marche e Abruzzo

PETROLIFERA ADRIATICA SI RIFIUTA DI SOSTENERE I GESTORI DI FRONTE ALL’EMERGENZA CORONAVIRUS E SI SOTTRAE ALLE PROPRIE RESPONSABILITÀ – CRESCE IL CONTENZIOSO SULLA RETE

Cari gestori,

Petrolifera Adriatica ha risposto negativamente alla nota di Faib Fegica e Figisc che chiedevano un accordo straordinario per prevedere misure adeguate all’emergenza Coronavirus sulla rete Esso gestita in Toscana, Abruzzo e Marche. Contrariamente a quanto fatto da tutte le compagnie petrolifere e da alcuni importanti retisti, Petrolifera Adriatica si è sottratta alle sue responsabilità lasciando soli i gestori nel dramma della crisi.

La risposta, ancora una volta, anche di fronte alla più grave emergenza della storia contemporanea, con decine di migliaia di morti e centinaia di migliaia di contagiati, con il paese fermo e la distribuzione carburanti con gli erogati pressoché azzerati, è stata negativa.

Così, alla richiesta di aderire alle previsioni dell’accordo firmato dalle Federazioni con  Assopetroli,  Petrolifera Adriatica ha ritenuto  non solo di rispondere di no, ma di  diffonderlo pubblicamente a tutti i gestori con le proprie strabilianti “concessioni”, ritenendo che l’accordo della propria Associazione di Categoria, Assopetroli, fosse “inefficace” rispetto alla libertà di soccorrere i gestori di volta in volta, a suo insindacabile  piacimento, a seconda che il gestore sia più o meno accondiscendente  alla volontà del padrone e dei suoi bravi, in spregio alla  legge e ai tribunali.

In questa logica, da padrone ottocentesco, Petrolifera Adriatica S.p.A. ha affermato, di aver “adottato ogni necessario adempimento di legge, compatibilmente con la reperibilità dei DPI sul mercato” e che “è intervenuta da subito con sostegni economici e finanziari anticipando e migliorando (sic!) accordi di cui abbiamo avuto modo di aver notizia”.

Trattandosi di una risposta diffusa “a tutti i gestori” Petrolifera Adriatica S.p.A. avrebbe sicuramente dovuto specificare quali fossero stati i “necessari adempimenti di legge“ da essa adottati e quali interventi di sostegno, “economici e finanziari” avesse posto in essere. Inoltre, sempre per completezza, avrebbe dovuto specificare in che modo abbia provveduto “anticipando e migliorando accordi di cui abbiamo avuto modo di aver notizia”. Tutte precisazioni mancanti nella comunicazione ai gestori, in cui non si fa cenno né ad accordi, né in che modo li abbia migliorati.

Resta, dunque, solamente evidente che Petrolifera Adriatica S.p.A. si è rifiutata di applicare l’accordo Assopetroli e non ha applicato alcuna alternativa per fronteggiare le conseguenze di emergenza sanitaria e finanziaria dei gestori. Scambiare poi un obbligo imposto dalle Leggi dello Stato, D. Lgs. 32/98, L.57/2001, L.27/2012 e Reg. UE 330/2010, come un tentativo di fare “demagogia, … diffamazione e … volontà di creare inutili tensioni nella categoria dei gestori” spiega meglio di qualsiasi altra affermazione la qualità del nostro (purtroppo) interlocutore, privo di cultura di relazioni industriali e fermo all’età delle ferriere.

A fronte della validità dell’accordo Esso del 2014, accettato da quasi tutti gli acquirenti degli impianti Esso, con alcune spiacevoli eccezioni, Petrolifera Adriatica scrive che addirittura i Gestori “sarebbero stati privati della possibilità di poter beneficiare delle loro strabilianti condizioni migliorative avanzate in più occasioni”.

Quali? Non lo sa nessuno! Di sicuro sono note quelle attuate: quelle del taglio netto della quota fissa, della riduzione del margine, della perdita di erogati per le malsane politiche commerciali, delle penalizzazioni gestionali, della richiesta di rinuncia alle somme accantonate per l’ultrattività dell’accordo Esso in essere…tutte condizioni assolutamente negative e respinte dalle Organizzazioni di categoria.

Comunque la racconti, Petrolifera Adriatica S.p.A., dopo aver comprato la propria quota di impianti dalla Esso, non ha applicato ai gestori le condizioni economiche di cui fruivano in base al vigente accordo Esso.  Anzi, ha ritenuto di poter imporre ai singoli gestori condizioni economiche molto più penalizzanti con conseguente taglio della quota fissa e di riduzione dei margini per i gestori. In cambio ha aumentato a dismisura i propri profitti. Una scelta mirata e perseguita con fredda determinazione. In questo modo, Petrolifera Adriatica S.p.A. che, nell’anno dell’acquisto degli impianti, e cioè nel 2016, presentava un deficit di bilancio di 150.945,00 euro, nell’anno successivo ha conseguito un utile di ben 4.118.837,00 euro, che nel 2018 raggiungeva i 4.337.679, con una distribuzione di utili ai soci per ben 2 milioni di euro. Un evidente arricchimento dovuto alla sottrazione sistematica, in frode e violazione di legge, di margini e quota fissa perpetrata ai danni dei gestori.  Cosicché, quando l’azienda in questione lamenta il rigetto delle sue” numerose proposte… privando – di fatto – (sic!) i Gestori della possibilità di poter beneficiare di condizioni migliorative in più occasioni” omette di dire che le condizioni da lei proposte sono quelle, scandalose, imposte unilateralmente e quindi illecitamente ai propri gestori, e che le hanno consentito i citati utili e dividendi. Condizioni che erano e rimangono illegali e che le Organizzazioni di categoria non avalleranno mai.

La verità è che Faib Fegica e Figisc non hanno mai ricevuto da Petrolifera Adriatica S.p.A. serie proposte economiche di Accordo.  Il resto è solo fumo con la manovella, sperando di guadagnare tempo e fare cassa. Si tratta di una condotta miope perché, come ha stabilito il Tribunale di Roma nel reclamo al collegio proposto da Faib Fegica e Figisc, qualsiasi gestore potrà autonomamente far valere il proprio diritto a conseguire tali differenze. Così quelli che non hanno già provveduto a rivendicarlo giudizialmente potranno farlo in qualsiasi momento, con una semplice raccomandata che potrebbe anche bloccare il rilascio dell’impianto, ove richiesto, proprio per l’inadempimento del proprietario al contratto di fornitura.

Nella sua nota ai gestori, Petrolifera Adriatica, con rifermento ai contenziosi giudiziari esistenti, accusa le scriventi Federazioni di non aver informato i propri iscritti “della scarsa adesione a tali iniziative e che la metà dei ricorsi non è stata accolta dai Tribunali” (sic!). Sembra di capire che vuole più ricorsi. Li avrà.

Ad oggi, sui ventinove ricorsi finora presentati, tutti pendenti davanti al Tribunale di Roma, ben dodici sono stati accolti in primo grado. Tutti gli altri sono ancora pendenti davanti al giudice di 1° grado in varie fasi, per la difesa palesemente ostruzionistica di Petrolifera Adriatica S.p.A., timorosa di perdere a rotta di collo. In cinque casi addirittura ha chiesto il tentativo di conciliazione, senza fare alcuna proposta, semplicemente per guadagnare tempo e allontanare il giudizio finale. In nessuna pronunzia il Tribunale di Roma ha dichiarato l’infondatezza della domanda di pagamento avanzata dai gestori. Petrolifera è sempre stata condannata a pagare le somme maturate in base all’accordo Esso.

Unico risultato ottenuto ad oggi è solo una dichiarazione di incompetenza territoriale del Tribunale di Roma a favore di quello di Brescia, pochissimi casi su ventinove ricorsi e a cui sono susseguite altre pronunzie di Giudici romani che hanno riaffermato la competenza del foro di Roma. Se per Petrolifera Adriatica sei è la metà di ventinove è evidente che deve cambiare contabile. E in ogni caso lo spostamento del ricorso dice solo che i gestori dovranno chiedere i danni subiti al Tribunale di Brescia, salvo che la Corte di Cassazione non accolga il ricorso, già presentato, e rispedisca anche quei pochi casi al Tribunale di Roma. Questi i fatti. Che dicono indiscutibilmente che l’azienda marchigiana ha coscientemente e strumentalmente diffuso notizie false al solo scopo di dissuadere i gestori dal fare i ricorsi che la vedono sempre soccombente, ogni volta che il giudice si pronunzia. Purtroppo, quando si chiudono le porte negoziali si aprono quelle dei tribunali. In tutti i casi. E non per responsabilità delle Organizzazioni di categoria.

Le medesime si riservano ogni azione a tutela dei gestori per ogni accadimento passato, presente e futuro.