PERCHE’ LA RIFORMA DEL SETTORE – FATTA E FINITA – CONTINUA A RIMANERE NEI CASSETTI?
COMUNICATO CONGIUNTO FAIB FEGICA FIGISC
9 giugno 2026
CARBURANTI. GLI INTERVENTI SPOT SULLE ACCISE NON BASTANO PIU’ (E NON DURERANNO).
PERCHE’ LA RIFORMA DEL SETTORE – FATTA E FINITA – CONTINUA A RIMANERE NEI CASSETTI?
Continuare ad interpretare questa come una “crisi” dovuta da una semplice “emergenza”, non sembra essere ragionevole, né prudente.
Nessuno appare poterne prevedere tempi e soluzioni se – come si va ripetendo apertamente in tutto il mondo – non è chiaro nemmeno quali e quanti siano i veri interessi in gioco e se ci sia qualcuno ad averne il “controllo”, qualunque accezione si voglia dare alla parola.
In queste condizioni, misure dall’impronta evidentemente emergenziale e provvisoria, come il taglio delle accise (peraltro ormai ridotto ai minimi termini), sono sempre meno sufficientemente adeguate ad affrontare quel complesso di criticità, non solo in campo energetico, da cui è destinato ad essere investito anche il nostro Paese.
Ritardare – volutamente – l’adozione di interventi legislativi strutturali non è più giustificabile.
Dopo oltre tre anni di lavoro non certo semplice, né privo di ambiguità, il Mimit e tutte le componenti del settore carburanti sono riuscite a mettere insieme un testo legislativo di riforma “fatto e finito”.
Una riforma attesa da decenni e che si pone obiettivi tanto ambiziosi, quanto essenziali: rendere più efficiente e razionale la rete distributiva; promuovere la transizione verso vettori energetici oltre quelli tradizionali; introdurre una regolazione stringente per il controllo ed il contrasto dei diversi comportamenti illegali che attualmente proliferano sulla rete e che sottraggono ogni anno diversi miliardi alle casse dello Stato; reintegrare regole e condizioni di lavoro, per i Gestori, legali ed eque, in un settore avviato da anni e sempre più velocemente verso una deriva ormai prossima alla vergogna del “caporalato”.
Non c’è uno di questi obiettivi che, fosse pure raggiunto progressivamente nel tempo, non agisca da subito in termini economico/finanziari sull’intero “sistema produttivo” e che dia benefici all’intera collettività, anche come conseguenza diretta e indiretta sui prezzi al pubblico dei carburanti.
Ed è per questo che, quindi, è lecito chiedersi: perché e per colpa di chi questa riforma continua a rimanere nei cassetti e non vede finalmente la luce?
C’è ancora qualche “forza oscura” o “interessi inconfessabili” che la trattengono?
O si tratta “solo” di inerzia politica?
Non si tratta di domande retoriche: attendono una risposta chiara e veloce.

